Tre seni e un segreto per la Pupazza Frascatana della Pasticceria Purificato


In tempi antichi, come in epoca rinascimentale, l’orizzonte su Roma della città di Frascati è da sempre stato individuato come luogo ideale di sospensione, in grado di fornire, grazie alla giusta lontananza dall’Urbe, un riparo dove ricreare lo spirito nelle pause rigeneranti in villa e al contempo, grazie alla giusta vicinanza alla città, garantire un tempestivo rientro in caso di necessità.

Passeggiando oggi tra le stradine del centro storico ci si immerge in un susseguirsi di vicoli selciati alti e ombrosi intervallati da larghe piazze sulle quali dominano prominenti chiese. Un’alternanza frutto della storia cittadina, distrutta e in seguito ricostruita a causa degli eventi bellici  della Seconda guerra mondiale. Oggi ciò che di antico resta  si mescola, fondendosi, alle più moderne riedificazioni. E anche la storia che stiamo per raccontare ha origine con una distruzione e una successiva rinascita avvenuta nel corso della vita di quattro generazioni di donne con le “mani in pasta”: le donne della Pasticceria Purificato.

Nella operosa Piazza del Mercato si affaccia una piccola e luminosa vetrina profumata, l’ingresso della Pasticceria Purificato, uno dei forni storici, nel quale entriamo per assistere alla preparazione del dolce simbolo di questa città: la pupazza frascatana.  Ad accoglierci Giuliana, Donatella e Laura, le tre sorelle che portano avanti la tradizione della famiglia. E’ Giuliana che nel laboratorio ci racconta la storia della loro attività: “La nonna, insieme a nostra mamma Renata, aveva un negozio di pasta all’uovo nel centro storico del paese, vicino alle Scuole Pie, andato purtroppo distrutto durante i bombardamenti della Seconda guerra mondiale. Così  si spostarono qui in Piazza del Mercato, dove siamo ancora oggi. Inizialmente non facevano molti dolci, il lavoro era dedicato soprattutto alla produzione di pasta artigianale, poi le cose sono cambiate, e abbiamo scelto di dedicarci alla pasticceria.”

E tra le tante delizie prodotte anche da Michela, nipote di Giuliana, membro attivo della quarta generazione di donne all’opera in pasticceria, spicca un’altra donna: la pupazza di Frascati, uno dei simboli della cittadina tuscolana. Ogni forno la produce, declinandone le forme e le fisionomie in diverse varianti, ma la caratteristica imprescindibile di questo biscotto sagomato sta nella simbolica prosperosità: tre seni, due per il latte e uno per vino, altro innegabile ambasciatore di queste terre. Giuliana ci mostra la sua pupazza, prodotta ancora con lo stampo realizzato su disegno di mamma Renata, al quale lei rimodella, con abili gesti, vestiti e capigliature più adatte ad una donna dei nostri giorni. E mentre lavora alle sue piccole donne ci racconta: “Un dolce tradizionale di Frascati, che è diventato un simbolo, come la dea dell’abbondanza e della fertilità aveva tanti seni noi nella nostra pupazza ne abbiamo tre, due per il latte e uno per il vino. Qui in pasticceria le facciamo tutte  ma io sono quella più amante di questo dolce, perché lo faccio da quando ero piccolina. Gli do la forma, abbiamo cambiato anche un po’ la capigliatura, perché bisogna adeguarsi un pochettino, ci vuole un po’ di pazienza eh… però il risultato vi assicuro dà soddisfazione!”

Al semplice impasto di farina doppio zero, miele millefiori, olio e aroma di arancio, si vanno ad aggiungere le piccole decorazioni che danno espressività e ornamento alla bella figura che sta prendendo forma, qualche chicco di malto e piccoli zuccherini… e questa è la pupazza di Giuliana, che come ci dice lei soddisfatta: “… che poi sono tutte diverse, ognuna ha una sua espressione e a volte vi assicuro sembrano parlare!”

Chissà cosa ci direbbero se potessero veramente parlare queste belle donne tuscolane, potrebbero forse svelarci la loro origine, che rimane ancora avvolta nel mistero, ma che certo attribuisce ancor più fascino a questo dolce e metaforico biscotto.

 

Simona Soprano

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